#DateStoriche | L’eroica difesa della Folgore a El Alamein: quando il coraggio superò ogni limite

Nell’autunno del 1942, tra le sabbie del deserto egiziano, un manipolo di giovani paracadutisti italiani scrisse una delle pagine più nobili e tragiche della storia militare del Novecento: la difesa della Divisione Folgore durante la seconda battaglia di El Alamein. Di fronte alla travolgente offensiva britannica guidata dal generale Montgomery, la Folgore resistette per giorni in condizioni disperate, con mezzi insufficienti ma con un eroismo tale da meritare il rispetto dello stesso nemico.

I Punti Chiave

  • Cenni storici
  • La battaglia

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CENNI STORICI

La 185ª Divisione Paracadutisti Folgore era composta in gran parte da giovani volontari addestrati per un’operazione di sbarco a Malta, poi annullata. Trasferiti nel deserto, ove riceveranno formalmente il loro glorioso nome “Folgore”, i paracadutisti si trovarono a combattere non nei cieli, ma in trincee improvvisate nelle sabbie egiziane, tra la depressione di El Qattara e El Alamein a sud dello schieramento italo-tedesco.

Paracadutisti della Folgore in addestramento prima del loro dispiegamento in Nord Africa

La Folgore comprendeva il 186° e il 187° Reggimento Paracadutisti, con vari battaglioni (il 5°, 6°, 7°, 2°, 4°, 9° e 10°) e un reggimento artiglieria paracadutisti con gruppi 1°, 2°, 3° per un totale di circa 3.000 - 3.500 uomini. I loro armamenti erano essenzialmente leggeri: fucili Carcano 91/38 calibro 6,5x5, mitragliatrici Breda 30 e 37 (calibro 6,5x52 e 8x59Rb), moschetti automatici Beretta MAB-38 calibro 9x19, pochi cannoni anticarro Breda da 47/32, mortai e qualche altro cannone leggero. Mancavano carri armati, artiglieria pesante e mezzi corazzati. Mancavano soprattutto munizioni e bombe a mano anticarro (con pochi esemplari della bomba a mano “Tipo L”), a cui i paracadutisti sopperirono con granate improvvisate “Pazzaglia”, cariche da demolizione, mine anticarro e bombe Molotov.

Una postazione anticarro con cannoncino Breda 47/32 tenuta dalla Folgore: nonostante la scarsità di pezzi e munizionamenti, faranno pagare un carissimo tributo ai carri M4 Sherman, M3 Grant e Crusader dell'esercito britannico.

Il coraggio dei paracadutisti, seppur con mezzi improvvisati, arrecò gravi perdite ai tanks inglesi. Scarsissimi anche i rifornimenti: già debilitati nel fisico da una lunga permanenza nel deserto in condizioni impossibili, ai paracadutisti mancarono sempre cibo e soprattutto acqua, elementi essenziali che, al contrario, non mancarono mai agli inglesi. Per contro, la divisione italiana si trovò di fronte il 13° Corpo d’Armata britannico, con 4-5 divisioni forti di quasi 50.000 uomini, centinaia di cannoni, alcune centinaia di carri armati e mezzi, in condizioni anche di piena superiorità aerea. Nonostante la soverchiante preponderanza nemica, la Folgore resistette per tredici giorni senza cedere terreno, respingendo ripetuti attacchi di fanteria e corazzati.

LA BATTAGLIA

Alle ore 21.40 locali nella notte del 23 ottobre 1942, Montgomery diede inizio all’operazione “Lightfoot” con un intenso bombardamento d’artiglieria supportato da oltre 1.000 cannoni. Migliaia di colpi si abbatterono sulle posizioni italiane e tedesche. Quando la marea di carri e fanteria si mise in movimento, la Folgore era già pronta: con buche scavate nella sabbia, invisibile fino all’ultimo, pronta con mine e trappole anticarro posizionate con precisione. Nel settore sud infatti, la Folgore resiste al primo impatto infliggendo gravi perdite ai carri nemici grazie alle mine e ai cannoni anticarro. Nei giorni seguenti, 24 e 25 ottobre, vengono respinte le prime ondate: la 131ª Brigata britannica e le unità neozelandesi attaccano le posizioni della Folgore a Deir el Munassib e El Himeimat, ma i paracadutisti respingono tutti gli assalti, arrecando anche stavolta pesanti perdite al nemico. Il Battaglione IX distrugge numerosi carri Sherman, spesso lasciandoli avvicinare a meno di 100 metri: gli inglesi cominciano a chiamare la Folgore “the Ghost Division” (la divisione fantasma) per la capacità di apparire e scomparire tra le dune.

The "Ghost Division"

Tra il 26 e il 30 ottobre si svolsero le battaglie di contenimento: gli attacchi britannici si concentrano nelle zone centro e nord del fronte; tuttavia, nel sud la Folgore continua a subire bombardamenti continui. I paracadutisti, isolati e quasi senza rifornimenti, respingono diversi tentativi di sfondamento notturni. In questi giorni avvengono molti episodi di eroismo individuale, come quello del capitano Negri e del sottotenente De Togni, entrambi Medaglie d’Oro alla Memoria. A questo punto, accade l’inevitabile: comincia il collasso del fronte, durato tre giorni, dal 31 ottobre al 2 novembre. Montgomery lancia la fase decisiva, l’operazione “Supercharge”, sfondando a nord. La Folgore rimane praticamente sola nel deserto meridionale, ancora quasi intatta e in posizione. Nonostante l’ordine di ripiegamento generale, i paracadutisti continuano a combattere per coprire la ritirata delle unità tedesche e italiane del nord: le munizioni finiscono e molti reparti combattono con le armi leggere e le bombe a mano. Il 3 novembre è il giorno dell’ultimo combattimento. Alle prime luci dell’alba, la Folgore subisce l’attacco finale, le comunicazioni con il comando d’armata cessano. L’ultimo messaggio trasmesso recita: “Tutti i nostri pezzi distrutti, ma i paracadutisti sono in piedi”. I pochi superstiti, circondati e senz’acqua, combattono corpo a corpo fino all’esaurimento delle munizioni. In serata, i reparti superstiti e che non hanno mai alzato le mani in segno di resa, vengono catturati: gli inglesi, in segno di rispetto per il coraggio mostrato nei combattimenti, tributano loro “l’onore delle armi”. Il 4 novembre 1942 si annuncia ufficialmente la fine della battaglia. L’intero fronte dell’Asse crolla: della Folgore rimangono poco più di 300 superstiti.

Paracadutista della Folgore con elmetto da lancio M1942 e moschetto automatico Beretta MAB-38: elementi iconici della Folgore ad El Alamein

La Divisione Folgore cessa di esistere come unità operativa, ma il suo nome diventa leggenda. Nel 1948, la Bandiera di Guerra della Divisione riceve la Medaglia d’Oro al Valor Militare “alla memoria” con la motivazione: “Divisione di paracadutisti, trasferita nel deserto per un compito non suo, seppe opporsi con eroismo sovrumano a forze preponderanti per numero e mezzi, resistendo fino all’estremo limite delle possibilità umane.” La Folgore divenne simbolo del valore italiano nella Seconda guerra mondiale: non per la vittoria, ma per la dignità dimostrata di fronte all’impossibile. Il motto “Folgore!” rimane, ancora oggi, un grido d’onore e di appartenenza tra i paracadutisti italiani, testimoni di quella straordinaria eredità di coraggio.

Il Sacrario Militare dei caduti italiani ad El Alamein, ad eterna memoria del sacrificio di molti italiani
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